giovedì 9 febbraio 2012

MES + Fiscal Compact

E' evidente che i nostri politici agiscono subordinatamente ad organizzazioni sovra-nazionali. Questo è ovvio e sotto gli occhi di tutti, questo è dichiarato.

Ci viene ripetuto come un mantra che l'unione europea è l'unica via percorribile e che senza questa inglobazione, saremmo preda di fenomeni apocalittici. La politica agisce affinché questa strada venga percorsa senza interpellare i cittadini. Le uniche volte che ciò è accaduto, la volontà espressa - col referendum - è stata: no all'Europa (in Francia, Paesi Bassi, Irlanda e Norvegia).

Oggi siamo subordinati ad organizzazioni sovranazionali - non elette direttamente dal popolo - che decidono per noi cosa sia meglio. Stiamo cedendo pezzi della nostra sovranità nazionale. Questa crisi - da alcuni nostri governanti giudicata "provvidenziale" per la realizzazione di questi obiettivi - ci sta mettendo in grande difficoltà col ricatto del deficit. Dobbiamo fare così altrimenti rischiamo il default... ma così come?

Per uscire da questa crisi economica dell'eurozona - aggravata dall'impossibilità di condurre politiche monetarie mirate - le strade imposte dalla UE sono essenzialmente due:

1. Il fiscal compact che ci impone la riduzione del nostro debito (entro certi parametri del Pil) e l'eventuale rientro di questa eccedenza sul Pil (entro certi parametri). 

Pena: sanzione pecuniaria (altro debito da contrarre). 

Succo?

Sulla carta, non dovremmo contrarre altro debito. Ma questo diktat impoverirà il paese portandolo sul lastrico e lasciando che esso diventi una preda facile: costringendolo a svendersi al miglior offerente. Lo scenario è la privatizzazione del patrimonio nazionale e dei servizi strategici di questo paese: energia, acqua, trasporti, carceri, pensioni, etc.

E le risposte referendarie di appena un anno fa - dove pesano i no ad una gestione dei servizi pubblici locali da parte dei privati- secondo voi, conteranno qualcosa?

2. L'Esm (fondo salva-stati) - anche denominato Mes - ci impone il versamento di una cifra iniziale che - per l'Italia - dovrebbe essere di 150 miliardi di euro. E obbliga tutti i paesi sottoscrittori del patto a versare entro 7 giorni le cifre da loro decise in piena autonomia.

Pena: sanzione pecuniaria (altro debito da contrarre). 

Quindi: loro decidono in piena autonomia quanto dobbiamo versare e lo fanno imponendoci una scadenza di 7 giorni.

Domanda: Dove prendiamo questi soldi? Facciamo altro debito e paghiamo altre penali?

Signore e signori, la democrazia qui viene aggredita e stesa a terra sotto i piedi di qualcuno.

Ma secondo voi, tutto questo, serve ai cittadini? Questa è la politica di chi prende decisioni sulla pelle degli altri...


Monti sostiene che non dobbiamo sorprenderci se "l'Europa ha bisogno gravi crisi per fare passi avanti". Certo, perché i cittadini e i governi, mal digeriscono questo disegno unitario, in parole povere, non lo vogliono! Le crisi - ci spiega - servono per convincere le nazioni sovrane a cedere la loro sovranità. Quando il costo politico e psicologico della sovranità, appare superiore al costo da sostenere nel perderla.

Quindi - Signor Monti - meglio perderla questa sovranità. Altrimenti, l'attuale crisi - che cade come formaggio sui maccheroni - non rischia di finire. Sarebbe sconveniente per il disegno unitario. Solo dopo sarà meglio riaccendere il motore economico. Fino ad all'ora meglio rimanere nella fase annuncio di misure per la crescita. Certo annunciale, ma non attuarle. Qualche malpensante potrebbe insinuare l'insinuabile.

Quando poi la crisi sparisce - prosegue Monti - rimane un sedimento che non è pienamente reversibile.

O viceversa, irreversibile! Signor Monti, lei sottintende la disdicevole possibilità che un popolo si ribelli? Evenienza tanto scongiurata dal nostro pacato Presidente della Repubblica Napolitano che - come lei - sostiene pienamente questo disegno.

Signor Monti, il suo pensiero poi, sull'Instant Polling in politica (che consente di esprimere un referendum istantaneo al quale fare riferimento), appare chiaro quando s'interroga in tal proposito:

Cos'è?: "il colmo della democrazia?" o "il colmo, non della leadership, ma della followership?". Concludendo poi con un lapidario "Non lo so".

Quello che noi sappiamo, Signor Monti, è il colmo dei colmi:

I governi faranno esercizio della followership, ma non seguendo le volontà espresse dall'elettorato nazionale, bensì quella espressa dalla leadership delle "autorità di enforcement" che state creando. Autorità "che si facciano rispettare, che siano indipendenti e che abbiano risorse e mezzi adeguati".

Sì, ma a quale scopo Signor Monti?

Monti: "Oggi abbiamo in Europa, troppi governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata, la capacità d'azione, le risorse, l'indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un economia liberale".

Necessariamente? Lei, Signor Monti, ritiene quindi che la leadership debba essere dettata da chi primeggia competendo sul mercato dell'economia liberale e non dunque da chi viene democraticamente eletto dai cittadini?

E' evidente dunque che lei non mira al consenso del popolo, lei semplicemente lo sottomette. Siamo noi i follower di ultima istanza di cui all'art.1:"la sovranità appartiene al popolo nelle forme e nei limiti della Costituzione". Confido voi provvediate - quanto prima - a correggere questa stortura della Carta fondante della nostra Repubblica, sancita in tempi oramai superati.

Buon lavoro Signor Monti & C.!

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