Le imprese italiane chiudono i battenti a migliaia.
L'economia va incontro a una contrazione del Pil dell'1% nel 2012; dopo essere cresciuta solo dello 0,6% nel 2011.
Il tasso di disoccupazione tocca percentuali record, salendo fino all'8,9%.
L'aumento dei prezzi al consumo - che continuano vertiginosamente a salire - (a gennaio per l'Istat registra un +3,2% rispetto al mese precedente) rende ancor più difficile sostenere il costo della vita.
(Con il nuovo decreto "salva-italia" subirà un ulteriore rincaro a causa dell'aumento delle accise sui carburanti che incideranno sui costi dei trasporti facendo lievitare i prezzi al consumo; e dall'aumento delle aliquote intermedia e ordinaria sull'IVA che - da ottobre prossimo - passeranno dal 10% al 12% e dal 21% al 23%. E anche questo, farà aumentare sensibilmente i prezzi sul mercato).
La domanda è scontata: "Come faranno gli italiani a sostenere la tanto agognata crescita economica?".
Cosa ci vogliono costringere a fare? Svendere (e nel peggior momento) il nostro patrimonio nazionale, impoverendoci definitivamente e strutturalmente. Non sarà mica questo, l'obiettivo finale! L'atto ultimo col quale far capitolare una intera nazione. In nome di cosa e per chi?
E con queste credenziali, ci proponiamo di competere sul mercato globale? Mendicando l'elemosina?
Sarebbe forse molto meglio procedere verso l'uscita dall'euro. E sarebbe auspicabile farlo con una struttura produttiva, un risparmio privato e un patrimonio pubblico ancora integri.
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