giovedì 9 febbraio 2012

Il Fiscal Compact. Il nuovo Patto che avanza!


L'Unione europea s'incammina sulla strada dell'austerità e raggiunge un accordo sul nuovo Patto di bilancio, che impone regole di rigore comuni sui conti e sulla crescita.

In 25 stati membri firmano (Gran Bretagna e la Repubblica Ceca non sottoscrivono). La dichiarazione conclusiva sulla crescita e l'occupazione invece è stata approvata da tutti (eccezion fatta per la Svezia).

Con il 'fiscal compact', il pareggio di bilancio diventa una ''regola d'oro''. Sottoscrivendo il nuovo Patto, i 25 paesi hanno accettato di inserire l'obbligo dell'equilibrio dei conti nelle Costituzioni nazionali o in leggi equivalenti e si sono impegnati a fare scattare sanzioni semi-automatiche in caso di violazione. Infatti quanto deciso a Bruxelles il 30 gennaio scorso è solo l´inizio del percorso: le misure stabilite dall´Ue dovranno infatti essere ratificate da ogni singola nazione prima di diventare effettive.


Il deficit non deve superare lo 0,5% del Pil in ogni ciclo economico. Quando questo parametro eccede il 3% del Pil scattano le sanzioni e l´obbligo di un piano di rientro del debito, che consenta di ridurre il deficit di 1/20 annuo, quando questo vada oltre il 60% del prodotto interno lordo, parametro fissato da Maastricht. 

Speciali deroghe per "fattori rilevanti" permettono di escludere dal conteggio del debito alcuni parametri in condizioni particolari. Quest´ultimo aspetto permette all´Italia di poter escludere dal deficit, l´attuale debito pubblico, evitando le sanzioni previste.

Herman Achille Van Rompuy
Presidente del Consiglio Europeo
Si parla anche di maggiori controlli sui governi nazionali ex-ante, facendo leva su un sistema sanzionatorio semi-automatico ex-post.

Tradotto in parole povere: questo nuovo patto sottoscrive un ulteriore perdita di sovranità degli Stati. Non saremo più liberi in materia fiscale. Significa che le future politiche strategiche del paese, saranno subordinate all'approvazione in sede europea, da parte di persone non elette dai cittadini italiani e che non necessariamente conoscono e condividono le necessità espresse dai cittadini italiani.

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